Covid-19 nel mondo: testimonianze dall'estero

L'emergenza Covid-19 è stata dichiarata dall'Organizzazione mondiale della sanità una pandemia. Per questo motivo, abbiamo deciso di raccogliere alcune testimonianze di coloro che si trovano all'estero, per sapere come viene percepita l'emergenza nei Paesi di riferimento e quali sono le restrizioni che sono state attuate.


Joseph Bonello, Malta

1° aprile 2020

Joe Bonello riferimento fin dalla fine degli anni 80 dell'Ufficio Giovani Scambi e Soggiorni all'Estero del Comune di Bologna a Malta

"Stiamo combattendo una guerra contro un nemico invisibile ma reale. Un virus che non discrimina. Contagia cittadini di ogni nazione. Dagli anziani a quelli meno anziani. Addirittura non risparmia giovani e bambini.

 

Qui a Malta siamo vivendo questo momento particolare seguendo il più possibile le istruzioni delle autorità della salute pubblica.  Il numeri di contagi in totale fino ad oggi sono di 169 dei quali 2 sono in terapia intensiva. Fino ad oggi Sono stati effettuati  7000 tamponi (circa 600 al giorno). Un numero abbastanza alto considerando la nostra popolazione di circa 450 mila.

 

Intanto da più di una settimana è stato chiuso l’aeroporto e i porti.  Comunque continuano ad arrivare le scorte di medicine, apparati medici e generi alimentari.  Malta e un’isola perciò dipende dai collegamenti.

 

Da qualche settimana sono chiuse le scuole; materne, elementari, medie e terziarie. I bambini e gli studenti stanno a casa e fanno lezioni telematiche. Le scuole rimarranno chiuse per quest’anno scolastico.

 

Tutti gli alberghi, i ristoranti, bar, discoteche, negozi (tipo abbigliamento, borse, scarpe, gioielli, enalotto locale) sono chiusi.  Rimangono aperti supermercati, negozi di generi alimentari, farmacie etc.

 

Le case di riposo non ricevono più visite e gli ospedali hanno aumentato considerevolmente i posti letto per il Covid. C’è stato un aumento di letti e attrezzatura per posti di terapia intensiva.

 

Tutti gli anziani oltre 65enni e tutte le persone vulnerabili (diabetici, insufficienza renale, malati di cuore etc) osservano la quarantena.

 

Tutti quelli che sono tornati dall’estero dal giorno che è stato chiuso l’aeroporto sono in quarantena mandatoria.  Ci sono dei controlli per assicurare che tutti quelli che escono mantengano la distanza di due metri. 

 

Intanto tante persone lavorano a distanza mentre il governo maltese ha varato un programma di aiuti per le imprese e per i lavoratori.

 

Speriamo di mantenere un numero basso di contagi cosi i nostri ospedali potranno gestire questa ondata di infezioni. 

 

Anche io con mia moglie, siamo nella categoria di anziani dunque siamo chiusi in casa da tre settimane. Parliamo con parenti e amici telefonicamente o tramite skype. Abbiamo tutti gli aiuti per ricevere forniture di medicine e alimenti, frutta e verdura consegnate a domicilio.  Cerchiamo di svolgere qualche attività fisica e ci manteniamo informati di quello che succede a Malta e negli altri paesi."

 

 

Anna Volpe, Bruxelles

giovedì 26 marzo

Anna Maria Volpe ha lavorato nella redazione di flash giovani e giramondo per un anno. Da 8 anni vive a Bruxelles dove lavora per la Commissione Europea, per il dipartimento Erasmus plus. Deve a Flash un sacco di sorrisi, milioni di allegri caffé e il fatto di saper lavorare in squadra.

"Vivo a Bruxelles e, anche qui, dal 18 Marzo affrontiamo la quarantena. Il Belgio ha adottato misure restrittive simili a quelle italiane, seppur piu flessibili. Per ora la situazione, benché grave, ha preso una piega meno drammatica rispetto a quella del Bel Paese.

Francamente, pensavo sarebbe stato molto piu difficile abituarsi a questi nuovi ritmi. « Sarà dura per un’estroversa, socievole e amante del contatto come me » pensavo. « Questo é il momento della tua rivincita » dicevo proprio ieri ridendo a un amico pantofolaio . E invece é vero quando dicono che ci si abitua a tutto. Non é retorica, é proprio vero.

E cosi da quasi due settimane, e chissà per quante altre ancora, organizzo la mia quotidianità in questo sprazzo di vita che é diventato un po' più « stretto ». Lavoro per le Istituzioni Europee e ho la fortuna di poter seguire i miei dossiers e progetti da casa grazie allo smartworking. Non ho mai amato lavorare da casa, a me piace andare in ufficio, salutare i colleghi, discutere con le persone senza avere uno schermo di mezzo. Ma la quarantena mi sta insegnando a fare di necessità virtu e a portare avanti comunque il mio lavoro, quando non sono interrotta dal mio bimbo di 7 mesi. E questa è una grandissima fortuna. Nicolas riempie le mie giornate, le scandisce con i suoi ritmi, le sue continue evoluzioni, i suoi bisogni. Grazie a lui il tempo vola. E se c’é una cosa positiva in questo periodo cupo é solo quella di poter passare piu tempo assieme a lui. La seconda grande fortuna é quella di avere il moi compagno qui, lavora da casa anche lui, ed é facile quindi alternare tra lavoro e cura del piccolo.

Per una strana beffa del destino, da quando le misure sono entrate in vigore, splende il sole ogni giorno e questo non é affatto scontato da queste parti. La mattina mentre bevo il caffé osservo gli alberi dalla mia finestra, giorno dopo giorno il momento della loro fioritura si avvicina. Prima non me ne rendevo conto. All’improvviso, di punto in bianco, ne prendevo atto “Ah, che meraviglia, é arrivata la Primavera”. Adesso mi diverto ad osservare ogni singolo cambiamento dei rami, delle foglie, e a predire quando il primo fiore bianco sboccerà.

C’é poi l’attività fisica. Questo é un altro tasto dolente per quanto mi riguarda. Moderatamente sportiva e piuttosto iperattiva, non sapevo come avrei fatto a rinunciare alla piscina, alle mie corsette al parco, al mio yoga. E invece, anche in questo caso ci si organizza : faccio ogni tanto una corsetta veloce per il quartiere, la mia mezz’ora d’aria, cosi la chiamo. Musica nelle orecchie, massima attenzione nel mantenere la distanza di sicurezza dalle altre persone che incrocio, e via alla ricerca di una raggio di sole, apprezzando scorci del quartiere che prima nemmeno notavo.

Vedo ogni tanto una pattuglia della polizia, qui non c’é il sistema dell’autocertificazione come in Italia o in Francia, ma anche qui danno multe severe a coloro che non rispettano le misure. E non sono pochi. Vedo ancora parecchi gruppetti di gente in giro, giovani seduti sulle panchine o giocare a calcio nelle piazzette come se nulla fosse.

La quarantena mi ha fatto anche riscoprire il piacere di vedere un bel film. Ho vissuto 16 anni senza avere la tv in casa e poco prima che scoppiasse la pandemia, abbiamo deciso fosse arrivato il momento di acquistarne una. Mai scelta fu piu azzeccata. Apprezzo tantissimo il momento in cui posso sedermi finalmente sul divano e scegliere cosa vedere su Netflix. Questo mi protegge anche dall’eccesso di informazione, perché rischierei di passare le serate a leggere articoli sul coronavirus. Seguo gli sviluppi, ma non piu di una, due volte al giorno.

La spesa invece é un momento che mi genera ansia. Anche in questo caso, massima attenzione, moltissime persone portano la mascherina. Le file si svolgono in maniera ordinata, ci sono dei controllori che limitano le entrate degli acquirenti e, in alcuni negozi, i commessi sono protetti da una barriera di plexiglass. In altri invece non hanno nemmeno la mascherina.

Ogni giorno guardo fuori dalla finestra e vedo la fila per entrare al supermercato. Ci sono parecchi anziani, soli, aspettano il loro momento. Vedo anche diversi senza tetto. E’ soprattutto a loro e alle categorie piu deboli che penso durante questa crisi sanitaria. Ed é uno dei pochi momenti della giornata, assieme all’annuncio del bollettino della Protezione Civile italiana, in cui mi faccio prendere dalla tristezza e sconforto. Respiro profondamente, mi faccio coraggio, guardo il cielo bruxellese, cosi azzurro in questi giorni, e mi ripeto di vivere giorno per giorno questo strano tempo sospeso. E’ l’unico modo che abbiamo."

 

Catello, Rotterdam

Catello vive in Olanda da ormai 6 anni. Si è trasferito per studiare e dopo la laurea ha continuato a mantenersi lavorando in un ristorante.

Prima che tutto degenerasse era tra gli scettici: “non c’è da preoccuparsi, è solo un’influenza”.

L’aereo che non ha mai preso è quello che il 15 marzo avrebbe dovuto portarlo dalla sua famiglia, ad Avellino, per festeggiare la laurea della sorella prima del ritorno alla routine di Rotterdam.

In quegli stessi giorni il Premier Conte chiede agli italiani di evitare e limitare gli spostamenti non necessari: non esistono più zone rosse, tutta l’Italia deve attenersi a precise indicazioni restrittive.

Il giorno prima della partenza il suo volo sarebbe stato cancellato ma preventivamente Catello aveva già deciso di annullare la prenotazione: “Non partire è stata la scelta più responsabile che potessi fare”.

Altri aerei avrebbero potuto portarlo a Napoli, la scelta di non muoversi è stata precisa e ponderata.

Il governo olandese di contro ancora non prende nessun provvedimento, la vita scorre normale “è in quel momento che ho iniziato a preoccuparmi sul serio”; E mentre in Olanda dilaganti sono strafottenza e incuranza, dai social italiani traspare solo morte e tragedia: i due paesi sembrano due mondi in galassie lontanissime.

Anche a lavoro la situazione sembra ordinaria: nessun provvedimento dai datori, nessun accorgimento dai clienti del ristorante: “nessuno sembrava comprendere perché mi lavassi le mani così spesso”.

Solo pochi giorni fa, il 20 marzo, mentre in Italia il bilancio dei morti aumenta, in Olanda vengono chiusi i ristoranti. Da quel giorno Catello resta a casa, si muove solo per fare la spesa o per estrema necessità, anche se in Olanda è ancora permesso uscire e vedersi in piccoli gruppi. È l’indifferenza delle persone che gli fa più paura.


Carla, Sydney

sabato 21 marzo

Dalla conversazione con Carla emerge subito la differenza di percezione dell’emergenza covid tra Australia ed Europa. Ad oggi, si parla di circa mille positivi, con un aumento giornaliero di più o meno 100 casi. Eppure, Carla mi riferisce che le scuole e le università sono ancora aperte; fino a pochi giorni fa anche gli eventi, con un massimo di 500 partecipanti, erano consentiti. Adesso, il Premier Scott Morrison sta cercando di prendere più provvedimenti: nelle scuole sono stati annullati gli eventi sportivi, le assemblee e le escursioni, e si raccomanda di mantenere una distanza di due metri tra una persona e l’altra. Il Premier australiano vorrebbe continuare a tenere aperte le scuole soprattutto per tre motivi: sostenere l’economia, permettere agli insegnanti di lavorare e consentire ai medici con figli di poter andare al lavoro, senza la preoccupazione di dover badare a loro nel caso in cui le scuole venissero chiuse.

Per quanto riguarda la situazione lavorativa, Carla lavora da KFC che continua a fare take-away normalmente, ma non consente più ai clienti di mangiare nel ristorante.

Nonostante la situazione non sia ancora critica, anche in Australia i supermercati sono stati presi d’assalto: Carla mi dice che è impossibile trovare la carta igienica, e anche la pasta inizia a scarseggiare. In questo contesto, il governo ha messo in atto un provvedimento a favore degli anziani: ogni giorno, dalle 7:00 alle 8:00, i supermercati sono aperti solo per gli anziani, per consentire loro di fare la spesa con calma, dal momento che sono i soggetti più vulnerabili.

Per quanto riguarda il rapporto con i paesi esterni, l’Australia ha deciso di chiudere i confini agli stranieri e anche per coloro che vivono in Australia è ormai difficile uscire. Chi ha la residenza in Australia e decide di tornare lì, ha l’obbligo di mettersi in quarantena per 14 giorni. Ciononostante, tutti gli abitanti del Paese hanno ancora la possibilità di viaggiare all’interno del territorio australiano senza limitazioni. Secondo Carla, è inevitabile che i casi aumenteranno anche lì, di conseguenza è quasi sicura che presto verranno presi dei provvedimenti di chiusura delle scuole e di quarantena.


Gaia, San Diego

sabato 21 marzo

Gaia vive a San Diego, non lavora più dal 16 marzo e, da quel giorno, ha deciso di rimanere in casa e cercare di uscire il meno possibile.

Per quanto riguarda la chiusura di alcune attività lavorative, il governo ha predisposto una sorta di cassa integrazione (unemployment). Dai suoi racconti, sembra che la gente non abbia capito la gravità della situazione: molte persone continuano a lavorare e vivere la loro vita come se non stesse succedendo nulla. Il governo raccomanda di mantenere la “social distancing” ma è ancora consentito uscire normalmente, andare nei parchi e nelle spiagge.

Anche in questo caso, sembra che la vera emergenza si veda solo nei supermercati: alcuni beni di prima necessità sono stati presi d’assalto, di conseguenza il governo ha imposto un limite di acquisto per ogni bene primario: ad esempio, una persona può comprare solo un pacco di carta igienica alla volta. Tutti i commercianti che stanno approfittando della situazione per aumentare i prezzi vengono arrestati.

Ciò che colpisce e, nello stesso tempo, spaventa sia me che Gaia riguarda le file interminabili per acquistare armi e munizioni, come se potessero farsi giustizia da soli.


Antonino e Julia, Svezia

sabato 21 marzo

Julia mi racconta che il governo non ha ancora preso provvedimenti drastici, non si parla né di quarantena né di chiusura delle attività. Alcune aziende hanno autonomamente deciso di chiudere e consentire lo smart working ai dipendenti.

Per quanto riguarda le attività scolastiche, le scuole per adulti e gli istituti superiori sono stati chiusi, mentre le scuole medie, elementari e gli asili sono ancora aperti, proprio per consentire ai genitori di poter andare al lavoro. Secondo la percezione di Antonino e Julia, gli immigrati sono quelli che hanno più paura, proprio perché vedono come sta avanzando la diffusione del virus nel loro paese d’origine. Sono proprio loro , infatti, che hanno deciso di non mandare più i figli a scuola, di fare le scorte al supermercato e di non mangiare più nei ristoranti. Gli svedesi, al contrario, non hanno paura del virus. Secondo loro, fin quando non ci sarà un caso di morte di un ragazzo giovane, allora non si può parlare di pandemia o comunque di emergenza. Nello stesso tempo, però, Julia mi spiega che non vengono predisposti i tamponi per i ragazzi al di sotto dei 30 anni. Se questi dovessero presentare dei sintomi, si consiglia loro di stare a casa. Questo scenario ci fa capire che il numero effettivo di contagiati non corrisponde a quello di cui parla il governo, in quanto i tamponi non sono messi a disposizione di tutta la popolazione.

Sia Julia che Antonino non sanno se tornare in Italia, al momento preferiscono rimanere lì e vedere come avanza il virus e come reagirà il governo.

Dal punto di vista economico, Antonino percepisce una grande crisi: il ristorante in cui lavora è passato da circa 500 clienti al giorno a più o meno 100, la maggior parte dei ristoranti sono chiusi e molti hotel hanno deciso di sospendere le attività. Nello stesso tempo, c’è chi pensa a sostenere l’economia: il comune di Goteborg, ad esempio, ha permesso l’apertura anticipata degli uteservering, cioè i tavoli all’aperto davanti ai ristoranti, con lo scopo di attirare più clienti.


Joel, argentino in viaggio in Europa

venerdì 20 marzo

Joel ha 29 anni e viene dall’Argentina. Due mesi fa ha iniziato un viaggio in Europa con l’intento finale di trovare lavoro in Italia. Nel frattempo, però, l’emergenza riguardante il coronavirus stava dilagando ovunque in Italia, costringendolo a rimanere bloccato in Inghilterra.

Adesso Joel è in quarantena a Manchester, ma spera che la situazione cambi presto per poter coronare il suo sogno.

Joel non ha mai pensato di tornare in Argentina per due motivi: innanzitutto, i costi dei biglietti sono altissimi e molte compagnie hanno smesso di volare; in secondo luogo, anche il suo paese ha appena iniziato la quarantena, di conseguenza preferisce rimanere in Inghilterra, con la speranza che tutto finirà entro tre settimane.


Francesca, Santiago del Cile

venerdì 20 marzo

L’emergenza del coronavirus in Cile è percepita ma è legata alle rivolte del Paese che ci sono state negli ultimi mesi e che continuano ad esserci. Francesca mi spiega che diversi cileni credono che dietro la diffusione del coronavirus ci siano dei movimenti complottisti; questo atteggiamento si potrebbe tradurre in un’ulteriore mancanza di fiducia nei confronti del governo da parte del popolo cileno. Il virus è stato considerato da molti come un altro pretesto per ribellarsi contro l’inefficacia dello stato. Il referendum che era previsto per aprile, infatti, è stato rimandato ad ottobre.

Da lunedì 16 marzo le scuole sono state chiuse e alcune persone hanno iniziato ad indossare la mascherina; anche se, dall’altro lato, molte persone continuano a sottovalutarlo e a pensare che il virus colpisca solo gli anziani. Secondo Francesca, anche in Cile il governo sta commettendo gli stessi errori dell’Italia (le scuole sono chiuse ma ancora è consentito andare in palestra e nei centri commerciali). Il problema maggiore del Paese riguarda la sanità: se sei ricco puoi ricevere cure in ospedale, altrimenti no.

Francesca, fortunatamente, aveva già prenotato il volo per Parigi mesi fa, di conseguenza rientrerà in Italia a breve.


Carmen, Malta

martedì 24 marzo

Carmen si è trasferita a Malta il 7 gennaio 2020 per iniziare a lavorare in un hotel. Con il diffondersi del coronavirus nel resto dei paesi europei, progressivamente anche le prenotazioni nell’hotel diminuivano, motivo per il quale il suo datore di lavoro ha preferito sospenderle il contratto. In generale, però, l’emergenza covid non è affatto percepita dal popolo maltese, a parte il fatto che le strade sono vuote dal momento che non ci sono più turisti. Carmen mi riferisce che tutte le attività sono rimaste aperte normalmente fino a domenica 22 marzo. Dal 23 marzo il governo ha deciso di far chiudere bar e ristoranti, anche se alcuni continuano a lavorare come take-away. Sempre a partire dal 23 marzo hanno iniziato a fare entrare un po’ di persone alla volta nei supermercati, ma nessuno usa la mascherina e i guanti, a parte i cassieri.

Carmen mi ha raccontato la storia di un suo amico che, dopo essere rientrato da Madrid due settimane fa, ha deciso di mettersi in quarantena di sua spontanea volontà. Ieri, nonché ultimo giorno di quarantena a casa, ha chiesto di fare un tampone per sicurezza prima di tornare al lavoro, ed è risultato positivo (asintomatico). Da questo episodio possiamo dedurre che i tamponi vengono messi a disposizione di coloro che chiedono di farlo,ma l’ospedale di Materdei non consente il ricovero a tutti i positivi, anche il ragazzo in questione, infatti, è stato riportato a casa e costretto a mettersi in quarantena insieme ai coinquilini.

Dal momento che non lavora più, Carmen sta cercando di rientrare in Italia. Attualmente è in contatto con l’ambasciata italiana che sta organizzando dei voli di rientro per gli italiani che si trovano all’estero. Le è stato chiesto di mandare le credenziali, la fotocopia della carta d’identità e quale sarebbe la destinazione finale. Ad oggi è partito solo un aereo il 18 marzo per far rimpatriare circa mille italiani, ma al momento è impossibile prevedere l’organizzazione di ulteriori rimpatri sia per via aerea che marittima. I voli sono interamente pagati dal governo italiano. Mentre siamo in videochiamata, Carmen mi mostra la strada sotto casa sua, dove circolano tranquillamente sia automobili che persone, a testimonianza del fatto che il governo non ha ancora deciso di mettere il Paese in quarantena.


Gilda, Indonesia

venerdì 20 marzo

Gilda mi comunica che solo adesso si sta iniziando a parlare di emergenza covid-19 in Indonesia.

Il governo si sta muovendo molto lentamente per quanto riguarda i provvedimenti da attuare. Addirittura, diversi indonesiani hanno detto a Gilda che il coronavirus attacca solo gli occidentali e i cinesi, di conseguenza loro non hanno paura di ammalarsi. Molte persone continuano a scherzarci su, anche perché non vengono fatti molti tamponi, di conseguenza non si sa effettivamente quanti casi ci siano.

Gilda sta cercando di rientrare in Italia, ma gli unici voli disponibili hanno troppi scali e non assicurano di riuscire ad arrivare a destinazione. La situazione dei voli cambia velocemente e parecchi vengono cancellati all’ultimo minuto.

Attualmente, Gilda è in contatto con l’ambasciata italiana e ha deciso di aspettare fino a quando non verrà predisposto un volo diretto sicuro per poter tornare in Italia.

 

Giulia, Colonia

giovedì 26 marzo

Sono Giulia e un anno fa ho svolto un tirocinio presso la redazione Flashgiovani del Comune di Bologna, così come nell’Ufficio Giramondo, che si dedica ai soggiorni di studio all’estero.

Attualmente vivo in Germania, precisamente a Colonia, dove lavoro come assistente di lingua italiana all’estero.
Covid19 si è fatto largo anche qui, rubando in modo graduale la libertà dei cittadini. La situazione, inizialmente, è risultata piuttosto caotica, poiché in materia di restrizioni la Germania oscilla tra decisioni governative che vigono in tutto il Paese e scelte dei singoli Länder (vedi chiusura di scuole, attività commerciali e limitazione degli spostamenti).
Opinabile è anche la politica dei tamponi, di cui si lamentano molti cittadini, in quanto considerata piuttosto superficiale. Nel panico generale, però, non vanno dimenticati lo sforzo dei ricercatori tedeschi nell’elaborazione di un vaccino e un sistema sanitario che vanta (e, mediaticamente, sfoggia come un pavone) il più alto numero di letti di terapia intensiva in Europa.

Col tempo le misure di contenimento del virus si stanno uniformando e la gravità della situazione, minimizzata in un primo momento, si fa sempre più evidente.

Attualmente si tende a non ledere in maniera eccessiva alla vita dei cittadini, poiché per ragioni storiche, la libertà individuale ad ogni livello è di estrema importanza; pertanto la politica sembra esitare rispetto all’applicazione di ulteriori limitazioni che, tuttavia, aleggiano nelle numerose dichiarazioni in forma di velata minaccia (in particolare il divieto di uscita). L’idea è quella di motivare i cittadini ad attenersi alle norme già in atto per non incorrere in misure più stringenti.
La popolazione, talvolta, contribuisce a fatica al contenimento del virus e dimostra di avere strane priorità nell’acquisto di beni di prima necessità. A i più motivati lievito e carta igienica, per i quali tanti di noi al momento venderebbero l’anima, si affiancano l’oro e l’argento!

Immagino si tratti di una forma alternativa di investimento, atta a mettere in salvo i risparmi.  L’animo economico tedesco pare prevalere sulla paura, anche al tempo del Covid19!


Valerio, Berlino

Redattore di flashgiovani durante il servizio civile e accompagnatore per i soggiorni di studio all'estero (Malta e  Inghilterra). Attualmente vive a Berlino e lavora come programmatore di siti web.

Venerdì 20 marzo

"La situazione a Berlino è abbastanza curiosa, c'è l'emergenza per il coronavirus e nell'ultima settimana sopratutto ci sono state varie limitazioni; da circa una settimana lavoro da casa, nel mio ufficio dove lavoro siamo circa un centinaio di persone solo credo in 10 stanno continuando ad andare e sarà così almeno fino a Pasqua. Ci sono limitazioni per uscire, sono chiusi i bar, mentre i ristoranti sono aperti solo in alcuni orari, chiusi i giardinetti dei giochi per i bambini.

In generale si stanno preoccupando tutti ma non c'è l'allerta come in Italia.

Non so se siamo ancora nella fase precedente come in Italia un mese fa, è molto strano perchè io come altre persone italiane che sono qua a Berlino seguiamo le notizie che arrivano dall'Italia e non sono confortanti, stiamo in casa, cerchiamo di avere meno contatti come in Italia, qui comunque non c'è ancora questo livello di allerta, sono uscito per fare la spesa e ci sono persone in giro il rispetto della distanza di sicurezza non è così osservata.

Ufficialmente un paio di giorni fa c'è stato un messaggio della cancelliera che diceva di stare attenti e di seguire tutte le regole che sono le stesse che ci sono in Italia, però in generale non so se stanno aspettando un'allerta maggiore o c'è una maggiore sicurezza che qua non succeda, devo dire che è molto strana e paradossale come situazione."