Lo and Behold

10 giugno 2016
Genere: Documentario
Anno: 2016
Regia: Werner Herzog
Produzione: Saville Productions, Tree Falls Post
 
Recensito il 10 giugno da Marcello Bonini

Come Aguirre, uno dei suoi più riusciti personaggi, Werner Herzog è un esploratore di mondi sconosciuti, sempre alla ricerca dell'assurdo (umano). Ma non importa che si tratti del campionato mondiale di banditori d'asta di bestiame (How much wood would a woodchuck chuck), della vita dei sordo-ciechi (Paese del silenzio e dell'oscurità) o dell'ultimo abitante rimasto in un'isola che sta per esplodere (La soufrière), i suoi documentari non si arenano mai alla mera notazione del bizzarro, ma in essi Herzog sa cogliere la bellezza delle contraddizioni umane, punto di partenza per considerazioni ampie e acutissime, solo in apparenza "fuori tema".

In questo senso, Lo and behold, Reveries of the connected world, ultimo film del regista tedesco presentato in questa edizione del Biografilm Festival, è poco herzogiano, limitandosi ad usare internet per parlare di internet. Mancano quegli splendidi voli pindarici che fanno di un film su qualcosa una riflessione su qualcos'altro. Non ci sono pinguini suicidi che manifestano il destino dell'uomo (Encounters at the end of the world) e il nostro rapporto con la preistoria non è simboleggiato da due cuccioli albini di coccodrillo (Cave of forgotten dreams).

Questo non vuol dire però che sia poco riuscito. Anzi, pur non arrivano ad essere illuminante come ci si aspetterebbe da un film di Herzog, Lo and behold è un ottimo documento su come internet e le sue ramificazioni si sviluppino nel mondo contemporaneo in innumerevoli direzioni diverse. Del miglior Herzog permane la capacità di scovare le persone giuste con le quali dialogare, e di saperle porre davanti ai giusti quesiti. Non è persa nemmeno la tipica ironia con cui egli sa affrontare i tanti paradossi della nostra specie.

In dieci brevi parti che indagano ognuna uno specifico snodo del "connected world" in cui viviamo, Lo and behold mette lo spettatore davanti alle meraviglie e alle problematiche della nostra dipendenza da internet, indagandone origini, sviluppi e possibili futuri. A chi conosce poco l'opera di Herzog apparirà indubbiamente originale e insolito nel panorama dei documentari, ma chi ne ammira da sempre l'estrosa genialità rimarrà forse un po' deluso. Non troppo, per fortuna, perché Werner Herzog non sa davvero adattarsi fino in fondo a stilemi classici, e ogni suo film risulta comunque affascinante e ricco di spunti. Lo and behold, per fortuna, non è da meno, ed è uno dei tanti buoni documentari che speriamo di vedere quest'anno al Biografilm.