Varichina

Genere: Docufiction

Anno: 2016

Regia:  Antonio Palumbo e Mariangela Barbanente

Distribuzione: Oz Film, Nacne sas

Recensito da Marcello Bonini il 17 giugno.

Un problema comune a tanti film contemporanei, è l'incapacità di capire quando concludersi. Quante volte si vede un bel film che trova uno splendido finale, ma non se ne accorge e prosegue ancora, sciupandosi in un'inutile prolissità che smorza la sua forza?

Per fortuna questo non capita a Varichina - La vera storia della finta vita di Lorenzo De Santis, che termina esattamente quando deve, con una splendida scena finale ricca di commossa ironia.

Il film di Antonio Palumbo e Mariangela Barbanente mescola documentario e fiction per raccontare di Lorenzo De Santis, detto Varichina, che nella Bari degli anni '70 sfidò ogni convenzione vivendo apertamente la propria omosessualità, e si candida tra i favoriti alla vittoria finale in questa edizione di Biografilm Italia.

Splendidamente interpretato da Totò Onnis, Varichina è un fantasma che si aggira nella Bari di oggi, e il suo incedere a un tempo orgoglioso e grottesco rievoca i ricordi di chi lo ha conosciuto, amandolo o odiandolo, portando passato e presente a fondersi. I due registi evitano per fortuna una riproduzione accademica della vicenda, e non cercano di ricostruire finzionalmente i racconti che emergono dalle interviste. Quest'ultime invece evocano lo spirito di Lorenzo De Santis, ed è il suo essere a venire portato sullo schermo. Varichina non è quindi un vero e proprio documentario, ma men che meno un biopic. Piuttosto, è un ottimo esempio di cosa significhi unire fiction e documentazione per ottenere un vero e proprio ibrido e non una mera giustapposizione tra i due modi di fare cinema. Il trionfo di questa visione si ha nella migliore scena del film, un frammento onirico in cui Varichina appare su un palco teatrale davanti a tutti i personaggi della sua vita, compreso il se stesso bambino, e recita una volta di più il suo ruolo provocatorio di reietto. C'è qualcosa della Lola Montès di Max Ophuls in questo momento: sono personaggi certo lontanissimi l'uno dall'altra, ma entrambi sono costretti a recitare un ruolo forse imposto dalla società, e come in Varichina, anche nel film di Ophuls la condanna della protagonista è simboleggiata dal teatro. Ma se la danzatrice irlandese che fu amante di Franz Liszt e Ludovico I di Baviera è stata soprattutto vittima del suo tempo, Lorenzo abbracciò con folle orgoglio la parte di "diverso", e la visse fino in fondo, felice e forse inconsapevole della sua alterità.

Varichina non è un film sull'omosessualità, ma sulla diversità, e sulla città di Bari. In realtà però non è propriamente un film "su qualcosa", non si chiude nel recinto di un argomento per essere certo di piacere a chi è interessato ad esso. Varichina è invece il racconto di un personaggio e ancor più di una persona, capace con intelligenza di coglierne tutte le sfaccettature, senza ipocrisie. Un ottimo film, insomma, prima che un ottimo documentario.

 
Photo credits: www.cinematographe.it
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