Visioni italiane: Amore Primo - Intervista ad Andrea Alessandro La Bozzetta

2 marzo 2017

 

In occasione del festival Visioni Italiane che si tiene in questi giorni (27 febbraio- 5 marzo 2017) presso il Cinema Lumière di Bologna, abbiamo intervistato i giovani autori dei corti presenti nella sezione Fare Cinema a Bologna e in Emilia-Romagna. Durante la seconda giornata di programmazione di giovedì 2 marzo sarà proiettato il corto di Andrea Alessandro La BozzettaAmore Primo, seconda opera del regista, parte di un progetto di film ad episodi dal titolo MORE LOVE

Ecco come ha risposto il film-maker alle nostre domande:


Hai mosso i tuoi primi passi come attore e performer. Cosa ti ha spinto a porti dall’altra parte dell’obiettivo?

Ho frequentato il D.A.M.S. indirizzo Spettacolo all' Università di Bologna negli anni novanta, quando ancora era possibile caratterizzare il piano di studi secondo i propri interessi. Ho studiato, seguito e praticato su pelle: il teatro, il cinema e la danza, laureandomi infine  in Storia del Cinema con una tesi sul regista francese Olivier Assayas.

Il mio approccio alle discipline artistiche è sempre stato doppio, lo studio teorico mi spingeva sempre verso una pratica. Avevo bisogno di capire le cose dall'interno. Ho praticato le scene come attore e performer per molti anni, lavorando con alcune delle realtà più interessanti del panorama emiliano-romagnolo e nazionale come:  Fabrizio Favale, Motus, Teatrino Clandestino, Bluemotion, Cristina Rizzo, Monica Francia, Fattore K, Psicopompo Teatro, Ateliersi, Teddy Bear Company, Teatro delle Albe, Masque Teatro.

Ho creato una mia compagnia teatrale KomaKino (insieme a Laura Pizzirani, Mauro Milone ed Erika Murru), con la quale abbiamo fatto alcuni spettacoli che, nella loro essenza, possedevano una dimensione cinematografica nell'impatto visivo e nella rielaborazione dei testi che affrontavamo. 
Una delle nostre produzioni, "Long Playing", trasformava Vladimir Majakovskij in una rock-star e i suoi versi in canzoni. In scena insieme a Laura Pizzirani, poggiavamo le sue/nostre parole su le partiture musicali appositamente composte da Mauro Milone. Le atmosfere in scena erano generate da un diaproiettore che con il suo fascio di luce illuminava dei fotogrammi sempre diversi, proiettandoli su di un grande fondale bianco. Le diapositive erano state create da noi con i materiali più diversi: trasferelli su gelatine colorate, graffiature su negativi in nero, disegni o scritte su pellicola non impressionata. 

Penso che sia nata lì la mia voglia di fare cinema. Decisi di frequentare una scuola di cinema per acquisire tutte le conoscenze tecnico-pratiche legate alla realizzazione di un film: dalla sua preparazione alla post-produzione. In quell'anno di studio ho avuto modo di scoprire e confrontarmi in maniera diretta con la fotografia, il suono, le riprese, il montaggio, la produzione, la scrittura, la regia. 

L'elemento più interessante per me è il costante lavoro di composizione che c'è nel cinema: che va dal creare una sceneggiatura, al lavoro con gli attori, alla riscrittura del film attraverso il montaggio, o ancora la post-produzione suono che è l'anima di un film. 

 

"Amore Primo" è l’episodio inaugurale di un progetto composto da 5 capitoli sull'incapacità di esprimere i propri sentimenti o di essere capiti. Perché questo grande interesse verso il tema dell’amore e dei sentimenti?

Amore Primo è il primo episodio di un progetto di film composto da 5 parti, dal titolo MORE LOVE. I singoli episodi sono tra loro indipendenti e raccontano delle storie complete. Ogni episodio vede protagonisti due personaggi, ad eccezione degli ultimi due. Mi divertiva confrontarmi con il genere del film ad episodi, molto diffuso negli anni 50-60 tra l'Italia e la Francia. 

Amore Primo è il secondo corto che realizzo. Prima di questo ho fatto Amore Prossimo (2015) che è il terzo episodio del progetto, presentato l'anno scorso sempre a Visioni Italiane e che ha avuto una buona circolazione in vari festival di cinema, ottenendo il premio del pubblico come miglior corto a Ginevra e Rio de Janeiro.
 
Questo progetto è nato da una personale riflessione sulla parola e sul linguaggio, con le sue modalità e i suoi codici; in che modo lo utilizziamo, come lo sperimentiamo o lo subiamo. Ogni capitolo parla delle difficoltà che si incontrano nelle relazioni umane e delle conseguenze provocate da un uso improprio del linguaggio. 
In forme sempre diverse il linguaggio diventa vettore di desideri inespressi: solitudine, indecisione, impossibilità comunicative, incomprensione. Le forme di amore che conosciamo e i sentimenti che ne derivano, sono sempre veicolate da pensieri che si traducono in gesti e parole, generando sempre effetti inaspettati.

Con Amore Primo analizzo il linguaggio nelle sue manifestazioni più scontate e prive di un apparente significato. Marta e Matteo incarnano la banalità del quotidiano in tutta la sua bruttezza. I loro discorsi sono infarciti di frasi fatte e di circostanza. I due protagonisti ci fanno immergere nella mediocrità e nella pochezza contenutistica delle loro parole.

Invece, in Amore Prossimo esploro la violenza verbale. Il linguaggio usato dai due personaggi, Salvatore e Giuliano, è frutto di una cultura estremamente sessista, misogina, omofoba e maschilista. Sono imprigionati nella gabbia di sensi, che i ruoli tradizionali del genere ha costruito per loro. I due ragazzi parlano di donne e di amici comuni come fossero oggetti, considerandoli solo per la loro funzione o etichettandoli.
Sin da piccoli siamo obbligati a un’identificazione forzata, con un modello di maschile o femminile molto rigido e senza sfumature. La cosa più semplice da fare è aderire a uno di questi modelli anche se non sentiamo di appartenervi.
 
Scegliamo in modo consapevole il linguaggio che utilizziamo quotidianamente o piuttosto si tratta di una pesante eredità maschilista con la quale fare i conti?

Il prossimo episodio Amore Solo, tratterà di afasia, pornografia e masturbazione. Forma d'amore che tutti pratichiamo.

 

amore prossimo


 
A Visioni Italiane il tuo corto è nella sezione Fare Cinema a Bologna e In Emilia-Romagna. quali sono le opportunità che la città/il territorio offre per i giovani che intendono approcciarsi a questo mondo?

L'Emilia-Romagna rappresenta un'eccezione a livello nazionale. Si tratta di una regione che ha sempre avuto una certa predisposizione e sensibilità verso l'arte, basti pensare che la ricerca teatrale italiana più interessante risiede qui. Ogni città sostiene la cultura con diversi progetti di formazione indirizzati ai giovani, io stesso ne ho fatti diversi in passato e credo che siano delle valide occasioni per entrare a bottega acquisendo delle competenze o quello che potrebbe diventare un mestiere.

Ho sempre lavorato da indipendente fino ad oggi. Per il cinema mi auguro in una ripresa dell'Emilia-Romagna Film Commission che negli ultimi anni si è un po' assopita.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Vorrei poter completare il progetto MORE LOVE realizzando i tre episodi mancanti, i quali richiedono uno sforzo produttivo più grosso rispetto ai due precedenti. Mi piacerebbe poterlo fare con delle condizioni tecniche migliori e per questo credo sia necessario un produttore che possa farsi carico dell'aspetto economico.