Il Comune di Bologna in collaborazione con l'associazione Esperanza ti invita a partecipare a un viaggio esperienziale a Tarapoto, in Perù. I posti disponibili per vivere questa opportunità sono 10 per giovani fra i 18 e i 25 anni.
La partenza è prevista il 26 maggio e il rientro il 6 giugno 2026. Puoi candidarti a partire dalle ore 18 del 26 gennaio.
Di ritorno dal viaggio Enrico Zanarini ci racconta il "suo" Perù, vai in fondo alla pagina per leggere l'articolo!
Il Comune di Bologna e l'associazione Esperanza organizzano e promuovono un progetto di mobilità internazionale e volontariato, con l’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale, lo scambio interculturale e la sensibilizzazione ai temi della cooperazione internazionale.
Il progetto si svolge nella regione amazzonica, tra le città di Nueva Cajamarca e Moyobamba, dove l’associazione opera stabilmente da anni attraverso lo Spazio Esperanza, un luogo educativo e comunitario dedicato a bambini e adolescenti sordi, che rappresenta il fulcro dell’attività del progetto.
Potrai entrare in contatto diretto con una realtà viva e accogliente, affiancando educatori e volontari locali nelle attività quotidiane: supporto alle iniziative educative, momenti ludici, laboratori espressivi e introduzione alla lingua dei segni, come strumento di comunicazione, relazione e inclusione.
Un elemento centrale dell’esperienza è la vita in famiglia: sarai, infatti, ospitata/o da famiglie del territorio, condividendone la quotidianità, i ritmi, i pasti e le tradizioni che permetteranno un’immersione profonda nella cultura locale, andando oltre il semplice viaggio e trasformandolo in un vero incontro umano.
Requisiti per partecipare
- avere tra i 18 e i 25 anni;
- essere residenti o domiciliati a Bologna o in uno dei comuni della Città metropolitana;
- essere in possesso di un passaporto in corso di validità per ulteriori sei mesi dalla data di partenza o passaporto in fase di rilascio;
- essere motivati a vivere un viaggio esperienziale e di formazione personale.
Hai tempo fino alle ore 23:59 di venerdì 6 febbraio 2026 per candidarti!
Compila e invia questo FORM, inserendo i tuoi dati e allegando una foto del passaporto. Sarai ricontattata/o per un colloquio conoscitivo.
Informazioni organizzative sul viaggio
- la partenza è prevista per il 26 maggio da Bologna e il rientro per il 6 giugno 2026.
- il costo indicativo del viaggio è di € 1.200,00 comprensivo di volo, vitto, alloggio, assicurazione, mediatore linguistico, personale accompagnatore e trasporti in loco.
Per le/i partecipanti selezionate/i, prima della partenza è previsto un incontro informativo obbligatorio presso l'Ufficio Giovani per rispondere a dubbi e fornire informazioni più specifiche sull’esperienza.
Iniziativa co-finanziata con il progetto "GECO 14 - Giovani evoluti e consapevoli" della Regione Emilia-Romagna.
https://www.youtube.com/watch?v=vQ5tkld7T9I
Contatti:
Comune di Bologna - Ufficio Giovani
Piazza Maggiore 6, Bologna
(Palazzo d'Accursio, piano terra)
tel. +39 051219.3546 - 4607 - 4035 - 4667
giramondo@comune.bologna.it
Associazione Esperanza
Cronache di un viaggio di coscienza in Perù
di Enrico Zanarini
Il Perù è un paese che incanta chiunque lo visiti per la prima volta. Ciò è facilmente constatabile cercando recensioni di luoghi come Machu Picchu o il distretto di Miraflores a Lima; il viaggio che sto per raccontare, però, passa per una zona del Perù che in pochi visitano, alla quale spesso si preferisce voltare le spalle. Attraverso l’associazione Esperanza, guidata da Jherson Felipe Gutierrez, e grazie al contributo economico e organizzativo del Comune di Bologna, è stato realizzato un viaggio di coscienza per 8 ragazzi tra i 18 e i 25 anni, durato dal 26 maggio al 7 giugno 2026, che ci ha permesso di visitare la capitale, Tarapoto e infine Nueva Cajamarca, nella zona settentrionale del Perù. In questi luoghi si percepisce una realtà diversa da quella europea, affascinante e spesso angosciante. La capitale del Paese, dove siamo stati accolti e riconosciuti in via ufficiale dal Congresso, è un luogo fortemente industrializzato, dove si possono scorgere grandi palazzi e condomini, ma anche enormi favelas e luoghi di povertà; a Tarapoto si percepisce un’aria diversa, in mezzo alla foresta amazzonica, con case piccole dai tetti spioventi in lamiera, grandi mercati a cielo aperto, cani randagi e natura selvaggia.
Queste sono le due facce della stessa medaglia: da un lato cementificazione e industria, dall’altro distese di verde e disordine. Impossibile descrivere la bellezza di toccare con mano entrambe queste facce, vederle da vicino, avere la possibilità di conoscerle: visitare i palazzi del potere e i musei a Lima, muoversi per le sue strade trafficate, e due giorni dopo scorrazzare tra le urla dei mercati di Tarapoto, volando in motocar per le sue strade sterrate.
Il fine di questo viaggio non è però stato constatare il fascino del Comune di Lima o la bellezza della natura peruviana; l’obiettivo è stato dare una mano alla comunità sordomuta di Nueva Cajamarca, nella scuola a loro dedicata. L’intero gruppo è stato suddiviso in coppie o quartetti, ognuno dei quali è stato ospitato da famiglie locali, in particolare le famiglie con un figlio sordomuto.
Ci siamo trovati in questo modo a vivere una realtà ancora diversa da quelle descritte prima, più tragica. I ragazzi della comunità non possono, per legge, frequentare il collegio a loro dedicato per più di tre giorni la settimana: per il tempo restante devono frequentare un percorso di studi tradizionale, senza alcun interprete, senza alcuna mano. Ne consegue che la maggioranza della comunità sordomuta non ha alcuna comprensione dello spagnolo scritto, precludendo così la possibilità di attingere a qualsivoglia genere di cultura.
La lingua dei segni, inoltre, non è di norma conosciuta all’interno di queste famiglie: c’è quindi una barriera linguistica fortissima tra genitori o parenti e figli sordomuti, che sono come avvolti da una bolla che non permette loro di entrare in contatto con la società. Derisione, bullismo, abbandono sono all’ordine del giorno nelle vite di
questi ragazzi, che però, grazie alla loro scuola e alla loro comunità, trovano la forza per continuare a lottare con le unghie e con i denti, e vivono, per tre giorni la settimana, in tranquillità nella loro piccola isola felice.
Il nostro ruolo nella vita di questi ragazzi è stato stringere un legame con loro, che è diventato fortissimo e che ha lasciato un segno indelebile nella loro memoria e nella loro scuola: durante la permanenza a Nueva Cajamarca e nei suoi dintorni infatti abbiamo avuto tempo e modo di lavorare alla struttura, sistemando il grande giardino, dove i ragazzi passano la maggior parte del tempo e che era incurato, ma anche realizzando un murales sulle pareti della scuola, o ancora sistemando banchi e sedie e aggiustando i bagni.
Abbiamo organizzato attività per i ragazzi, abbiamo disegnato con loro, realizzato braccialetti, giocato a calcio, lavorato insieme, siamo andati in gita e tanto altro ancora. Vedere il sorriso sui loro volti, la luce nei loro occhi ci ha permesso di entrare in empatia con loro in modo speciale, condividendo almeno un po’ della loro felicità. È innegabile che questa situazione sia stata estremamente complicata da affrontare. D’altronde, abitare a Bologna, avendo un tetto solido sopra alla testa e un letto morbido sotto alla schiena, pretendendo standard igienici di un certo livello e avendo la possibilità di indignarci se il nostro vicino di casa fa rumore alle dieci di sera, non è come vivere a Nueva Cajamarca: tra le due realtà che abbiamo vissuto c’è un abisso, della cui esistenza normalmente non ci si rende conto.
Nel felice occidente è inimmaginabile pensare di doversi costruire da soli la propria casa, di dover affrontare cani randagi in ogni strada nel buio della sera, di doversi fare la doccia fredda tutti i giorni, di trovarsi la casa allagata quando piove o di non avere accesso all’elettricità, di usare un water nero piuttosto che bianco perché non si hanno i soldi di cambiarlo; potrei andare avanti per una pagina, ma mi fermo qua. La sfida è stata adattarsi alla situazione, resistere in condizioni diverse e molto peggiori rispetto a quelle a cui siamo abituati, perseverare per raggiungere l’obiettivo con cui siamo partiti: fare del bene alla comunità che ci avrebbe ospitato. E, nonostante qualche ovvia difficoltà, qualche ovvio screzio, ritengo che abbiamo raggiunto il nostro scopo.
In conclusione, posso affermare che questo viaggio mi ha segnato nel profondo: non dimenticherò mai Nueva Cajamarca né i ragazzi della scuola, così come non dimenticherò mai lo splendido gruppo che ha vissuto con me questa esperienza, e non mi dimenticherò mai cosa significa respirare l’aria di una realtà tanto difficile come quella peruviana.
Per capire che a questo mondo ci sono realtà come quella peruviana, bisogna toccarle e sentirle sulla propria pelle. Solo così si può vivere senza mai dare per scontato ciò che si ha, solo così si può continuare a lottare strenuamente per migliorare non solo la propria condizione, ma anche e soprattutto quella di chi sta peggio.
Ringrazio Giacomo Tarsitano per aver contribuito alla realizzazione di questo viaggio di coscienza e per avermi sopportato per quasi 2 settimane.
Ringrazio Jherson, Denisse, Bryan per il loro impeccabile lavoro in Esperanza, per la loro bontà e perché senza loro questo viaggio non sarebbe stato lontanamente possibile. Ringrazio tutto il resto del gruppo per le risate, le lacrime, gli indimenticabili momenti insieme e per essere delle persone splendide.